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COMITATO DIRETTIVO FP CGIL COSENZA 19 NOVEMBRE 2009

DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DI FRANCA SCIOLINO

 Scarica le dichiarazioni in word

Quando ho messo piede in questa Camera del lavoro avevo un entusiasmo che negli anni non si è mai spento, ma che oggi rivive più forte, per la fiducia che un numero sempre crescente di compagni e compagne ha voluto darmi. Ringrazio tutti per questo forte incoraggiamento, in particolare Sergio Genco e Franca Peroni che hanno avanzato la mia candidatura a Segretaria generale di questa categoria a Cosenza. Quando si candida una donna per un incarico importante non si rispettano solo le delibere delle conferenze di organizzazione, ma si fa fare un passo avanti alla democrazia, perché non c’è democrazia in un paese dove gli uomini e le donne non abbiano pari dignità e opportunità.

Circa otto anni fa i dirigenti di questa Funzione Pubblica mi chiesero di collaborare al comparto delle funzioni centrali, dopo un’esperienza di delegata nella Prefettura di Cosenza, dove la CGIL era assente. In pochi anni diventammo il primo sindacato e arrivammo a organizzare uno sciopero, forse uno dei primi realizzato in una prefettura.

In questi anni ho avuto l’opportunità di fare parte di una segreteria compatta, ma soprattutto formata da compagni e compagne che hanno messo sempre al primo posto il bene dell’organizzazione e l’interesse dei lavoratori. Voglio ringraziare tutti loro, e in particolare Franco Bozzo, che ha condiviso con noi ogni scelta fatta e che ha sempre dato esempio di coraggio, di saggezza, di coerenza e di lealtà. Insieme a lui questa categoria è cresciuta nella coscienza sindacale, ma anche nei numeri, come dimostrano i dati sul tesseramento e il successo alle elezioni delle RSU.

Se mi eleggerete, non sarà facile prendere il suo posto. Fare squadra, come abbiamo fatto in questi anni, sarà la mia idea guida nel modo di lavorare in Funzione Pubblica; e vorrei farlo non solo con i compagni della segreteria, ma anche con tutti quelli che si vorranno spendere per questa nostra organizzazione.

Vorrei fare rivivere i coordinamenti di comparto, ma anche di alcune specificità (penso naturalmente alle donne). Sarà importante continuare a sviluppare temi di approfondimento e valorizzare la formazione dei dirigenti sindacali, ma vorrei trasmettere a tutti la mia esigenza di fare sindacato stando più a contatto con i problemi dei lavoratori, portando a casa risultati per loro e le loro famiglie.

Vorrei avere la guida di un direttivo formato da persone disposte a impegnarsi nel confronto dialettico, ma anche nei luoghi di lavoro e in occasione delle manifestazioni pubbliche e delle scadenze dettate dall’organizzazione. Penso che il sindacato in questo momento abbia bisogno di nuove energie, che non sappiano solo produrre analisi ma soprattutto risultati concreti sul campo.

Vorrei rilanciare la nostra presenza nei territori in sintonia con le camere del lavoro, perché nessun lavoratore del comune più lontano da Cosenza possa sentirsi mai senza tutela. Saranno importanti momenti di riflessione comune con altre categorie e con la confederazione, su grandi temi come le politiche per la salute e l’integrazione socio-sanitaria, l’ambiente e il sistema urbano, purché a questi momenti facciamo seguire concrete piattaforme rivendicative che individuino precise controparti territoriali.

 

Crisi economica

 

Lo scenario in cui ci muoviamo è quello di una crisi economica nazionale e planetaria. 380 mila è il numero delle persone che solo negli ultimi tre mesi hanno perso il posto di lavoro in Italia. E’ come se metà della popolazione della provincia di Cosenza non avesse più busta paga. E continua ad aumentare, mese dopo mese, il numero dei lavoratori che non ce l’hanno fatta a superare questa maledetta crisi, che ancora qualcuno si ostina a non vedere o a non voler vedere. La CGIL ne ha da tempo individuato le cause, essenzialmente legate al lungo e progressivo trasferimento di redditi dai salari ai profitti, con la crescita conseguente delle disuguaglianze sociali. Secondo le rilevazioni ISTAT, sempre più impietose, sarebbero 11 milioni gli italiani che vivono sotto la soglia della povertà.

Intanto il governo italiano, a differenza di altri governi occidentali, anziché tutelare il lavoro, l’occupazione e sostenere politiche di welfare, che fa? Il condono fiscale e il condono edilizio! Misure e norme fruibili solo da una minoranza del paese. E per il resto della popolazione? Elemosine: il taglio dell’ICI sulla prima casa, la social card che è “accessibile solo ai novantenni accompagnati dai genitori”, come qualche compagno ha giustamente ironizzato.

Sono mesi che si discute degli incentivi da dare alle imprese ma niente si dice di cosa si farà per le famiglie, i precari e i disoccupati. In un anno e mezzo il governo ha messo in campo politiche di tagli e contenimento che hanno toccato solo ed esclusivamente il pubblico: prima la riforma Gelmini nella scuola e ora la riforma Brunetta per il pubblico impiego (di cui vorrei dire meglio più avanti).

E’ passato un anno dall’inizio ufficiale della crisi (con lo scoppio della bolla speculativa dei mutui in America) e ancora non si sa che cosa ci riserva il futuro: quando arriverà la fine e, soprattutto, con quali conseguenze. Il sindacato dovrà dare un contributo per indicare la strada di uno sviluppo su basi diverse da quello precedente, con più stato sociale, più rispetto dell’ambiente, più occupazione, più ricerca e innovazione.

Per questo continueremo a batterci, anche da soli, per contrastare le decisioni del Governo che continuano ad essere largamente insufficienti. Se il governo non cambierà strategie e politiche la FP CGIL continuerà a scendere in piazza per ribadire la necessità di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente, di aumentare le pensioni e per estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori precari.

È su questi obiettivi che il 14 novembre la CGIL ha portato 100.000 persone in Piazza del Popolo a Roma, denunciando le intenzioni del Governo e chiedendo esplicitamente a CISL e UIL di uscire allo scoperto, dando un giudizio chiaro sui provvedimenti anti crisi.

E vogliamo portarla ancora in piazza questa crisi, qui a Cosenza, dove giorno 28 chiameremo a raccolta (è importante la vostra partecipazione), tutti quelli che non vogliono che siano i lavoratori, i precari, i pensionati del Mezzogiorno a pagare la crisi, mentre coloro che l’hanno provocata, come le banche o le borse, cominciano a salutarne allegramente la fine, anche grazie agli interventi pubblici.

 

Decreto Brunetta

 

Noi saremmo dei fannulloni, assenteisti e malati, da tenere a bada con tornelli e giudizi di produttività. Noi saremmo il male dello Stato, mangiatori di pane a tradimento da punire e bacchettare. Questo è il ritratto che ha fatto dei dipendenti pubblici il ministro Brunetta.

L’esigenza di maggiore trasparenza, efficacia, efficienza e svecchiamento della pubblica amministrazione è stato trasformato dal ministro in un golpe contro il sistema dei servizi pubblici, un attacco alla democrazia sindacale e ai lavoratori.

L’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto attuativo della Legge 15/2009, come la CGIL ha detto sin dall’inizio, rappresenta una manovra sbagliata, centralistica, che segna il sostanziale abbandono del modello contrattuale del rapporto di lavoro e il ritorno alla gestione da parte della politica dei diritti del lavoro nelle amministrazioni pubbliche. Introduce discrezionalità ed inefficienze, dando alla dirigenza un ruolo prettamente sanzionatorio, anziché propositivo e responsabilizzante. Suddivide a priori i dipendenti in tre fasce: mediocri, sufficienti, eccellenti, senza tenere conto del lavoro di squadra.

Si mette in discussione il sistema della rappresentatività rinviando per legge il voto per la elezione delle RSU. Questo rappresenta una iniziativa solo politica, di dubbia legittimità costituzionale, in mancanza di una specifica norma di delega. Si vorrebbe in tal modo impedire a tutti i lavoratori e le lavoratrici delle pubbliche amministrazioni di partecipare, attraverso la scelta democratica dei propri rappresentanti, alla contrattazione nei luoghi di lavoro. In questo contesto di limitazione dell’attività sindacale s’innesta la riduzione, prevista sempre nel decreto Brunetta, dei permessi e distacchi sindacali.

Il messaggio che si vuole fare passare è che la colpa delle inefficienze del sistema pubblico è da attribuirsi al sindacato e ai vari livelli di contrattazione. E questo è solo il primo passo di un disegno politico più ampio e perverso, studiato scientificamente a tavolino, che sarà  l’attacco frontale alla tutela di tutto il mondo del lavoro. A questa prospettiva è necessario contrapporre una mobilitazione forte e ampia, fino allo sciopero generale della Funzione Pubblica. Ora più che mai il nostro obiettivo dovrà essere quello difendere il ruolo unificante del contratto nazionale, di rilanciare la contrattazione decentrata ed il memorandum sul lavoro pubblico, per incidere sull’organizzazione del lavoro, .

 

Accordo separato

 

La riforma Brunetta costituisce un unicum con l’accordo separato sul modello contrattuale, volto a privatizzare il pubblico e ridurre al minimo il potere contrattuale dei lavoratori. Con l’accordo separato del 22 gennaio scorso il governo non ha fatto altro che aggravare la divisione nel mondo del lavoro e colpire pesantemente i lavoratori pubblici.

Non abbiamo sottoscritto quell’accordo perché, come ben sapete:

1.    Indebolisce il contratto nazionale, programma salari inferiori all’inflazione e non prevede il recupero del potere d’acquisto;

2.    Non estende la contrattazione di II livello alle aziende che oggi non la fanno e attribuisce ad esse la possibilità accordi bilaterali

3.    Limita il diritto allo sciopero;

4.    Affida la definizione di incentivi retributivi ai ministri competenti, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali

Con l’accordo del 22 gennaio, non ci stancheremo mai di dirlo, Governo, CISL e UIL e Confindustria hanno scelto una scorciatoia illusoria. Si è utilizzata la crisi per ridurre le tutele sociali, i diritti, il lavoro, la contrattazione. E per imporre questa strada si è passati attraverso la divisione sindacale. Anche i lavoratori lo hanno capito, bocciando i punti dell’accordo nei referendum organizzati dalla Cgil nei luoghi di lavoro.

 

Contrattazione nella P.A.

 

Tuttavia, nell’ultimo anno siamo riusciti a portare a casa due risultati: il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro degli enti locali e della sanità pubblica. In entrambi i casi le organizzazioni sindacali hanno ottenuto incrementi più sostanziosi di quanto era avvenuto con i contratti di altri comparti, precedentemente non sottoscritti dalla Funzione Pubblica CGIL.

Dopo il rinnovo però il governo deve chiarire come intende coprire la spesa relativa, cioè con quali tempi e quali stanziamenti. La positiva conclusione di questa trattativa ci ha dato conferma che i percorsi sindacali unitari producono buoni risultati. Risultati positivi che speriamo di ottenere pure dal rinnovo del contratto nazionale delle cooperative sociali, in scadenza il 31 dicembre, per il quale abbiamo già presentato una piattaforma insieme a CISL e UIL.

Per il rinnovo degli altri contratti, le nostre piattaforme devono tenere conto del nuovo quadro normativo in tema di federalismo fiscale, che potrebbe affidare alle Regioni la gestione della contrattazione collettiva. Questa possibilità fa riemergere il fantasma delle gabbie salariali, che proprio nella pubblica amministrazione potrebbero concretizzarsi, anche se in via sperimentale.

Possiamo prevedere che altre ricadute contrattuali verranno dal Patto per la salute, appena siglato da Governo e Regioni. Di questo accordo sono stati giustamente valorizzati alcuni aspetti, come il rifinanziamento della spesa sanitaria, l’ammorbidimento delle procedure di rientro dal debito, una minore rigidità nella riduzione delle dotazioni organiche (naturalmente questo non riguarda la Calabria), ma in ogni caso si tratta di una riduzione dei fondi per la contrattazione integrativa.

Un rinnovo che non arriva è invece quello della sanità privata, scaduto da quattro anni, salvo le novità che potrebbero derivare dal prossimo incontro con l’AIOP, sul quale facciamo fatica a sperare, ben conoscendo il presidente nazionale Paolini. La sanità privata accreditata copre un settore economico che non ha mai conosciuto, né conosce crisi di produttività, ed è diffusa in tutte le Regioni. La questione del rinnovo del contratto di lavoro degli operatori della sanità privata non è più rinviabile, pena il venir meno dei principi minimi di responsabilità delle istituzioni e di etica sociale da parte degli imprenditori.

 

Contrattazione locale

 

Sui negoziati tra aziende sanitarie e strutture private accreditate, sulle modalità di verifica delle prestazioni erogate, la FP Calabria ha chiesto maggiore trasparenza nel sistema che finora ha regolato gli accreditamenti da parte della Regione. Dobbiamo in tutti i modi correggere le disfunzioni di un sistema che – soprattutto a Cosenza – porta gli imprenditori a fare impresa con i soldi pubblici e i lavoratori a vivere una condizione di precarietà, tra minacce di licenziamento, cronici ritardi nell’erogazione degli stipendi e negazione dei diritti. Più volte abbiamo denunciato atteggiamenti sciatti e parassitari di questi imprenditori, che non rischiano in proprio e che si rifiutano spesso di accettare una dinamica di integrazione con le prestazioni già offerte dal sistema pubblico.

 

Recentemente la Giunta regionale ha deciso i requisiti minimi di accreditamento delle strutture sanitarie pubbliche e private, senza la preventiva consultazione delle OO.SS. Viene imposto un eccessivo abbattimento delle dotazioni organiche nelle divisioni ospedaliere e nelle case di cura, che risultano inferiori a quelle necessarie per assicurare la qualità delle cure e la sicurezza di pazienti e operatori; saranno perfino a rischio i turni ordinari, se si tiene conto delle assenze medie annue del personale. Può darsi che si sia pensato di “tirare la cinghia” in considerazione del buco nei conti della sanità (che si aggirerebbe sui due miliardi di euro, comprensivi del debito pregresso), ma potrebbe essere un regalo alle strutture di ricovero a proprietà privata, i cui organici abbiamo sempre giudicato inadeguati.

 

Il governo centrale ha imposto modi e tempi di attuazione del piano di rientro, tali da mettere a rischio i livelli minimi essenziali di assistenza sanitaria nella nostra regione. È di questi giorni la notizia che, oltre alla chiusura o riconversione di 12 ospedali (che la Giunta ha rinviato anche troppo a lungo), i tecnici del ministro Sacconi chiedono l’annullamento di tutte le assunzioni, dei concorsi e delle stabilizzazioni di personale precario degli ultimi sei mesi. Questo metterebbe in soffitta parte delle lotte condotte dal sindacato in tema di stabilizzazioni, lotte che hanno raggiunto in gran parte l’obiettivo.

 

I rapporti tra l’ASP e il sindacato, in particolar modo la FP CGIL di Cosenza, non sono mai stati buoni, al punto da giungere ad un tentativo di conciliazione prefettizia. Non è mai decollata una vera e propria azienda di dimensioni provinciali, sia nell’organizzazione uniforme dei servizi e sia nella omogeneità dei trattamenti del personale. Siamo stati costretti a dare battaglia solo per ottenere tavoli di confronto, dati conoscitivi e le stesse deliberazioni; continueremo a farlo, coinvolgendo i lavoratori nelle decisioni, sia in tema di riassetto organizzativo che nelle materie di contrattazione aziendale, a partire dalla regolamentazione della mobilità. Solo da pochi giorni si è ricostituito l’esecutivo della RSU, anche per le nostre pressanti sollecitazioni nei confronti di CISL e UIL, e sono stati designati i rappresentanti per la sicurezza. Sul riassetto organizzativo dei servizi territoriali, che recentemente è stato annunciato, sarà necessario un contributo della confederazione per ottenere l’integrazione tra servizi sanitari e sociali, che dovranno essere riorganizzati attraverso i piani di zona e costruire la rete integrata dei servizi pubblici.

 

Un contributo che abbiamo sollecitato alla confederazione e alla categoria regionali riguarda pure il rilancio dell’assistenza psichiatrica e l’applicazione della legge passata alla storia col nome di Basaglia. Recentemente la Giunta ha adottato una delibera che non favorisce le imprese sociali nella gestione di servizi di comunità, utili al reinserimento sociale di coloro che soffrono il disagio mentale, ma si limita a ridistribuire i posti letto alle imprese private, con il rischio, anzi la certezza di ricreare logiche tipiche del manicomio. Crediamo sia necessario aprire un confronto con la Regione, insieme al Forum per la salute mentale, che abbiamo contribuito a sostenere anche in Calabria, per ottenere una modifica di quel provvedimento. Crediamo che le soluzioni alternative al ricovero sarebbero più vantaggiose anche economicamente e offrirebbero maggiori possibilità di riassorbire eventuali esuberi, come quelli che si creeranno a dicembre, con l’abbattimento della metà dei 200 posti letto delle ex case di cura neuro-psichiatriche cosentine.

 

Problemi simili a quelli dell’ASP abbiamo incontrato nei rapporti con l’Azienda ospedaliera, dove pure sono in sospeso molte applicazioni contrattuali, e dove si registrano comportamenti ambigui dell’amministrazione, che sembrano tutelare interessi particolari, penalizzando la valorizzazione del lavoro più qualificato. Sono state abolite in modo generalizzato le ore di lavoro straordinario (che pure abbiamo sempre criticato), senza però valutare le esigenze dei singoli servizi e le note carenze di personale; intanto si propongono promozioni di personale infermieristico e medico di dubbia utilità. Abbiamo manifestato la nostra contrarietà a questo progetto e promuoveremo iniziative insieme ai lavoratori per avanzare proposte alternative, più rispondenti ai bisogni degli utenti e del personale .

 

Un problema che abbiamo posto all’attenzione delle due amministrazioni sanitarie, e sul quale chiameremo alla mobilitazione le donne CGIL, è la condizione di abbandono morale e spesso anche fisico che vivono le donne costrette a ricorrere all’interruzione della gravidanza. È necessario fare e fare rispettare un protocollo di comportamenti, che coinvolga le direzioni sanitarie, le divisioni di ginecologia e i servizi di anestesia dei presidi ospedalieri, ma anche tutti i servizi territoriali, dai consultori ai servizi sociali, ai centri di salute mentale.

 

Tra i nostri interlocutori principali resta anche l’ente Provincia, che in questi ultimi anni ha acquisito nuovi compiti, come i settori del mercato del lavoro e della formazione professionale. Al personale iniziale (circa 800 unità) si sono aggiunti più di 400 dipendenti, in virtù del trasferimento di funzioni. Se andasse in porto la legge di dismissione dell'AFOR e dell'ARSSA, se ne aggiungerebbero altrettanti. Tutto questo ci impone un'attenzione particolare, sia nei confronti del personale, sia per i servizi offerti alla cittadinanza. Puntiamo a stimolare una migliore organizzazione dell’ente, che vada verso un decentramento territoriale, una vera e propria distrettualizzazione; a salvaguardare la crescita professionale del personale a tempo indeterminato e la stabilizzazione del personale precario, in modo da garantire dei servizi efficienti e più vicino possibile ai cittadini.

 

A differenza delle Province, le Comunità montane stanno subendo un processo di svuotamento economico, ad opera delle leggi finanziarie, mentre i provvedimenti di riordino che si susseguono, non chiariscono il loro destino e le loro precise funzioni. In questo contesto si rischia il dissesto per gran parte degli enti, con centinaia di dipendenti da ricollocare, i quali vivono nella massima incertezza. Più volte le organizzazioni sindacali, hanno richiamato alle proprie responsabilità la Giunta regionale, che ancora non ha rotto il silenzio sull’argomento.

 

Dal comune di Cosenza ci saremmo aspettati di più: maggiori politiche per il sociale, una maggiore predisposizione al dialogo e alla contrattazione, maggiore trasparenza, ma nulla di tutto ciò è stato. Per la Funzione Pubblica di Cosenza Palazzo dei Bruzi è una vertenza aperta: concorsone, corso per dirigenti, cooperative di tipo A e B, organizzazione interna, relazioni sindacali: un vero e proprio lazzaretto. Sappiamo tutti come è andata con il concorsone; stava per succedere la stessa cosa con il concorso per i dirigenti ma per fortuna, e soprattutto grazie alle nostre pressioni, l’amministrazione comunale lo ha ritirato: troppo evidenti erano le illegittimità e i vizi presenti nel bando.

Il comune di Cosenza non solo incorre in evidenti vizi di forma e di sostanza negli atti che lo riguardano direttamente, quanto non riesce a gestire neanche i capitolati d’appalto delle esternalizzazioni. Il riferimento, lo avrete capito è a tutto il sistema degli appalti alle cooperative sociali.

È stata portata avanti caparbiamente una riorganizzazione, contro le nostre legittime osservazioni, che non assegna funzioni chiare ed univoche al personale, non tiene conto dei contratti nazionali, accentua il ruolo della politica nella gestione (anticipando per molti versi il decreto Brunetta). Ma ogni giorno di più aumenta il disorientamento dei dipendenti davanti a certi ordini di servizio e appare evidente come il sistema faccia acqua da tutte le parti.

Non ci faremo certo intimidire dal clima di sufficienza e di “cordiale ostilità” tenuto nelle relazioni sindacali. Non staremo a guardare e non cercheremo accordi sottobanco. Continueremo a incalzare il Comune in ogni sua azione, a sottolinearne le debolezze e a rivendicare e salvaguardare i diritti dei lavoratori.

 

La CGIL è presente in maniera prevalente nella Camera di Commercio di Cosenza dal 1976, ed ha fatto importanti battaglie, spesso in contrasto con le altre organizzazioni sindacali, ottenendo anche ottimi risultati. Nel 1998 è riuscita ad avere la monetizzazione dei buoni pasto per il periodo pregresso di oltre 2 anni, durante il quale non era stata istituita la mensa, nonostante gli accordi presi con l’amministrazione. Siamo stati e siamo il sindacato con il numero prevalente di componenti in seno alle RSU, e siamo orgogliosi che in occasione delle elezioni dei rappresentanti, i lavoratori diano la loro fiducia alla CGIL, anziché alle sigle di appartenenza. La nostra forza è stata ed è quella di essere quotidianamente in contatto con tutti i lavoratori, ai quali diamo costanti informazioni sui problemi e sulle soluzioni.

 

Non posso soffermarmi compiutamente su tutti i posti di lavoro in cui siamo presenti in modo costante e qualificato e me ne scuso con i compagni che si sentiranno trascurati da questa mia panoramica.

Le funzioni centrali, nel loro complesso, stanno vivendo in modo drammatico il taglio delle risorse, sia per i lavoratori che soprattutto per i cittadini. Basti pensare alla giustizia e al comparto sicurezza, ormai completamente allo sbando, che mostrano anche un indebolimento del ruolo dello stato sul territorio, a vantaggio dell’illegalità diffusa, delle mafie e dell’evasione fiscale. Resteremo tra i paesi civili, capaci di garantire sicurezza ai cittadini?

 

Abbiamo già detto delle conseguenze nefaste che il decreto Brunetta porterà nella pubblica amministrazione, soprattutto per l’impianto meritocratico e per il ruolo affidato ai dirigenti, che rischiano di trasformarsi in guardiani, invece di essere guide autorevoli. Nei ministeri e loro uffici periferici gli effetti saranno particolarmente evidenti. Il rischio è di trovarci di fronte a tanti esempi, come quello di una dirigente della Direzione territoriale di Cosenza del Ministero Economia e Finanze, che voglio qui riprendere, perché rimbalzato sulla cronaca locale, a seguito della citazione in una pubblicazione del Ministro come esempio da imitare. In realtà la dirigente in questione non solo ignora le relazioni sindacali, tanto da averci indotto a proclamare lo stato di agitazione, ma è nota per i suoi atteggiamenti arroganti e persecutori, che hanno già prodotto non pochi effetti negativi sull’equilibrio dei dipendenti di quell’ufficio.

 

Alla luce di tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi non si può non fare cenno, seppure brevemente, a due grandi problematiche: l’emergenza rifiuti a Cosenza, la vicenda nave dei veleni e tirreno radioattivo.

La vertenza Vallecrati non si riduce solo alla discussione sui 400 posti di lavoro ma significa riflettere e programmare l’intero sistema del ciclo integrato dei rifiuti.

Tre sono i pilastri sul quale si dovrà organizzare l’intero sistema:

1.    Riduzione dei rifiuti;

2.    Raccolta differenziata;

3.    Riciclaggio.

Non è poi così difficile innescare un circolo virtuoso sul sistema della raccolta e dello smaltimento rifiuti, che passi attraverso nuove forme di tariffazione, rivolte alla quantità di rifiuti prodotti invece che ai mq dell’abitazione. In questo modo nascerebbe una coscienza del rifiuto, che porterebbe a limitarne la produzione, con benefici sia in termine di tutela dell’ambiente che di risparmio per le famiglie. Con questo sistema si potrebbero ricollocare gli esuberi di Valle Crati e creare anche nuovi posti di lavoro; le casse comunali si troverebbero alleggerite dai costi di conferimento in discarica e smaltimento, senza contare i numerosi incentivi economici europei e regionali che tale sistema potrebbe catalizzare. La costituzione degli Ambiti Territoriali Ottimali, che proprio in questi giorni ha avuto un’accelerazione da parte della Giunta regionale, con il passaggio delle deleghe alle Province, potrebbe assorbire tutti i lavoratori e recuperare produttività ed economicità nella gestione del ciclo.

 

“Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga? – E il mare? – Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi, che con quelli il mare ce lo andiamo trovare da un’altra parte”. Questo dialogo tra due boss, intercettato telefonicamente, è il modello dell’impresa mafiosa che in tutto il meridione ha assunto il monopolio dello smaltimento illegale dei rifiuti. Contro queste parole hanno manifestato 35.000 persone ad Amantea il 24 ottobre, un corteo di donne, uomini, anziani, bambini e non solo ambientalisti, militanti, politici; persone che hanno sfilato orgogliosamente e pacificamente, che hanno gridato la loro voglia di restare a vivere e a lavorare in Calabria e di vederla libera da tutte le scorie.

A questa imponente manifestazione, le risposte cha ha saputo dare il governo sono deboli e insufficienti. Non esiste nessuna nave dei veleni affondata al largo di Cetraro. Questo è quello che ci ha saputo dire il ministro all’ambiente dopo le rilevazioni fatte dall’ISPRA.

Ma troppi interrogativi sono rimasti senza risposta, alimentando nuovi dubbi nei cittadini, interrogativi che per fortuna stanno ponendo anche alcune commissioni parlamentari e alcune procure, dopo che la vicenda è stata coraggiosamente rilanciata dal procuratore di Paola e dall’assessore regionale all’ambiente. Si riparla anche dei rifiuti smaltiti senza trattamento o riciclati dalle fabbriche di Crotone e di Praia a mare; si riparla dei morti per tumore polmonare dei lavoratori e delle loro mogli. Sono riprese le ricerche di discariche illegali di scorie radioattive e metalli pesanti sulle sponde del fiume Oliva.

Resta ancora da chiarire chi si assumerà l’onere della bonifica dei siti che saranno individuati, del risanamento dei mari e della terra, dei boschi e dei fiumi di questa regione martoriata. Il nostro sindacato è stato protagonista in questa battaglia di legalità e di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Continuerà a fare la sua parte e a sorvegliare che ciascuno degli attori faccia anche la sua: gli assessorati regionali, che sembrano dialogare poco su questi temi, i servizi sanitari e l’agenzia per l’ambiente e le migliaia di addetti interessati, come: gli operatori ecologici, i sorveglianti idraulici, gli addetti alla depurazione, alla protezione civile, gli idraulici-forestali, superando l’attuale frammentazione delle competenze.

 

Vorrei finire questo mio intervento ricordando una delle pagine più tristi della storia di questa nostra terra.

La notte del 17 marzo 2008 non riuscivo a dormire: da giorni era nell’aria un’azione di forza per sgombrare l’istituto di Serra d’Aiello, occupato dai dipendenti in lotta per il loro salario e per le condizioni disperate dei ricoverati. Tutte le trattative per dare una svolta a quella drammatica situazione erano andate a vuoto e ormai si temeva il peggio. Alle 5 del mattino una telefonata di Franco mi avvertiva che centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa si stavano concentrando a Campora per salire al paese, insieme ad uno spettrale corteo di ambulanze. Dopo un tam-tam breve e concitato tra i compagni, siamo partiti.

Quello che è successo dopo è rimasto scolpito nelle nostre memorie. Vidi subito Antonella Provenzano arrampicata sulle inferriate del recinto, che cercava di resistere allo sfondamento delle forze dell’ordine. E voglio ringraziare qui questa compagna per la fatica estenuante che ha sopportato, per la lucidità e il coraggio che ha mostrato in questa lunga vertenza.

Ma le immagini che non scorderò mai sono quelle dei pazienti portati via con le coperte addosso, in evidente stato di sedazione, che salutavano da lontano, piangendo, coloro che li avevano assistiti, i quali continuavano a chiamarli per nome per cercare di confortarli. Allora io e Massimiliano Ianni abbiamo cominciato a urlare la nostra rabbia contro i dirigenti dell’ASP, i medici e gli infermieri, che svolgevano con fermezza e cinismo quell’operazione.

Il destino di quelle persone era segnato: dovevano riempire le tante strutture private, accreditate in fretta e assolutamente inadeguate a dare l’assistenza richiesta. Ancora oggi riceviamo notizie sempre più frequenti di morti accidentali e tentativi di suicidio, che dimostrano come tutta l’operazione sia stata condotta in maniera inumana e nell’interesse di imprese speculative. Un’operazione odiosa, compiuta con la connivenza della chiesa e del servizio sanitario, che ancora una volta ha dimostrato superficialità e indifferenza verso il disagio mentale.

Non abbiamo rinunciato a dare un futuro a quei lavoratori e una cura diversa a quei superstiti, ma anche a tutte le vittime di un sistema sanitario che spesso non cura, ma utilizza la sofferenza per auto-conservarsi.

 

 

I sindacati dei lavoratori, tutori di interessi collettivi e solidali, costituiscono il tessuto connettivo più solido   della nazione e della sua stessa unità.

 

Giuseppe Di Vittorio

 

COMUNICATO STAMPA DEL SEGRETARIO DELLA CGIL DEL COMPRENSORIO DI COSENZA Giovanni Donato  E IL SEGRETARIO DELLA FUNZIONE PUBBLICA Massimiliano Ianni. 

 LA protesta dei dipendenti della Vallecrati  dei giorni scorsi dimostra quali sviluppi drammatici possono presentarsi quando lavoratori vedono violato a proprio danno un fondamentale diritto umano. Il diritto a una retribuzione e cioè a una ragionevole tranquillità socio-economica. Sviluppi drammatici si determinano anche nel cittadino che pretende che la sua città sia pulita e ci sia un servizio efficiente garantendo la compatibilità ambientale.

In entrambi i soggetti, lavoratori e cittadini, costretti a tal esperienza, sono colti dalla preoccupazione per l’immediato futuro. I lavoratori della Vallecrati si domanderanno come fare a pagare le rate del mutuo, le cure mediche, il costo della scuola superiore o dell’università. I cittadini poiché pagano una tassa per avere un servizio, si sentiranno vittima di una grave ingiustizia, di un inganno. Lavoratori e cittadini due facce della stessa medaglia vittime dell’incapacità della politica di fornire risposte adeguate al problema di quale raccolta dei rifiuti solidi urbani occorrono dare al nostro territorio.

 Il punto critico non è quindi se i lavoratori della Vallecrati abbiano esagerato o no nelle loro proteste, ai lavoratori va riconosciuto in ogni caso il pregio di aver attirato l’attenzione, con il loro comportamento estremo, sulla necessità di riprendere a ragionare in merito al futuro del Consorzio. Il punto critico è se il nostro comprensorio possa ancora permettersi a lungo l’assenza di soluzioni politiche sulla raccolta dei rifiuti solidi urbani, uscendo dall’emergenza e proiettandosi in modo strutturale alla risoluzione del problema. In tale direzione non è venuto alcun contributo, di là dalla polemica politica, ma si formulano pericolosamente ipotesi di affidamento a ditte private secondo lo schema, il privato è bello. Gli scenari internazionali degli ultimi mesi hanno dimostrato che tale assioma nella gestione della cosa pubblica non è una verità.

Noi proponiamo alcuni punti sulla struttura che deve gestire il servizio tralasciando per il momento molti altri aspetti: il modello individuato nelle società miste Pubblico – Privato mostra tutte le sue lacune. La Parte Pubblica tende ad accumulare debiti non versando le somme dovute per l’espletamento del servizio. Vi è un venir meno delle responsabilità degli Enti Locali, siamo all’assurdo che neanche le somme non contestate tra amministrazioni comunali e consorzio sono versate. La Parte Privata lungi da portare innovazione e investimenti con capitale di rischio mira solo a lucrare quali fornitori della stessa società. Noi ci auguriamo di essere smentiti il 17 agosto quando i soci privati del Consorzio faranno conoscere le loro intenzioni sulla ricapitalizzazione. Riteniamo necessaria un’accelerazione da parte della Regione nella costituzione degli ATO su base provinciale. La costituzione degli ATO consentono di adottare un modello unitario di gestione, una revisione della gestione delle risorse, l’assunzione concreta della tariffa progressiva. Occorrerà individuare la Società d’Ambito, che dovrà assorbire tutti i lavoratori, puntare su un’economia di scala, recuperare produttività ed economicità nella gestione del ciclo, garantire investimenti per assicurare innovazione di processo e sostenibilità ambientale.

Se questo è il quadro di riferimento, occorre fare presto per uscire dall’emergenza dentro cui si annidano le speculazioni delle lobby, la deresponsabilizzazione delle istituzioni e il rischio di perdere posti di lavoro. Le prese di posizioni di molte amministrazioni comunali che indicano soluzioni domestiche quale risposta definitiva al problema dei rifiuti nel nostro territorio, appaiono antieconomiche e mettono a rischio il posto di lavoro di centinaia di lavoratori di Vallecrati. Abbiamo vissuto altre esperienze di questo genere che purtroppo hanno visto dei lavoratori perdere il loro posto di lavoro.   Per arrivare alla soluzione strutturale sopra esposta occorre evitare il fallimento del Consorzio superando le date del 17 agosto prima e quella del 17 settembre davanti al Tribunale Fallimentare dopo. Per fare ciò ogni soggetto pubblico e privato dovrà assumersi le proprie responsabilità di una tale eventualità. Di una cosa bisogna essere consapevoli, non si potrà chiedere ai lavoratori di prestare la propria opera con la spada di Damocle della mancata erogazione dei salari e il licenziamento incombente e ai cittadini di continuare a pagare senza un servizio efficiente.  Le soluzioni ci sono bisogna inseguirle con determinazione.

 

Chi siamo

" Abbiamo sempre cercato di parlare ai lavoratori come a degli uomini, di parlare al loro cervello e al loro cuore, alla loro coscienza.
In questo modo il sindacato è diventato scuola di giustizia, ma anche di democrazia, di libertà, ha contribuito a elevare le virtù civili dei lavoratori e del popolo."


tratto dal saluto di Luciano Lama all' XI Congresso della Cgil (1986)
 

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