Tante sentenze della Cassazione hanno contribuito a rendere effettivi molti diritti, a partire dalla previdenza.
Alterare gli equilibri istituzionali può indebolire tutele e garanzie per i cittadini
Nel dibattito sui referendum che riguardano il funzionamento della giustizia è utile ricordare un dato spesso trascurato: il modo in cui è organizzata la magistratura non è una questione puramente istituzionale, ma può avere conseguenze concrete anche sulla tutela dei diritti sociali.
Le modifiche oggetto del referendum incidono infatti sull’assetto e sulle dinamiche interne della magistratura ordinaria, all’interno della quale opera anche la Corte di Cassazione, che rappresenta il vertice del sistema giudiziario e svolge un ruolo decisivo nell’interpretazione uniforme delle norme.
Proprio le decisioni della Corte di Cassazione hanno contribuito negli anni a chiarire l’applicazione delle norme previdenziali e a rafforzare tutele fondamentali per milioni di lavoratrici e lavoratori. Il contenzioso giudiziario è stato spesso lo strumento attraverso cui diritti già previsti dall’ordinamento sono stati resi concretamente esigibili o sono stati estesi a categorie di lavoratori inizialmente escluse.
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Difendere l’autonomia della magistratura significa quindi tutelare uno degli strumenti attraverso cui, negli anni, è stato possibile rafforzare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e rendere più giusto il sistema di protezione sociale del nostro Paese.
Per queste ragioni, alla luce delle tante conquiste sui diritti previdenziali e di welfare rese possibili anche attraverso il contenzioso e l’azione della magistratura, voterò NO al referendum del 22 e 23 marzo, nella convinzione che l’autonomia della magistratura rappresenti una garanzia fondamentale anche per la tutela dei diritti sociali e del lavoro.

