Partecipata iniziativa oggi a Cosenza per il NO al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
Gli intervenuti hanno sottolineato i gravi rischi che la vittoria del Sì comporterebbe per l’organizzazione della giustizia e l’indipendenza della magistratura, e, dunque, per l’intero sistema democratico del nostro Paese, senza minimamente intaccare le evidenti criticità che invece andrebbero sanate per offrire un migliore servizio ai cittadini.
Particolarmente rivelatori gli interventi dei due magistrati presenti, che hanno evidenziato gli aspetti tecnici della riforma, come la suddivisione dell’attuale CSM in tre organi distinti
e il meccanismo del sorteggio per i membri togati, che di fatto renderebbero i magistrati più deboli rispetto alla politica e ai gruppi di potere, mettendo perciò a rischio l’imparzialità del giudizio ed esponendo i cittadini meno protetti. Essi hanno anche sottolineato che la separazione delle carriere è già un dato di fatto, e che, volendo, si potrebbe cambiare in maniera più stringente la normativa vigente che regola tale separazione, ma sempre per via ordinaria, senza stravolgere la Costituzione.
Rosy Bindi, che fu anche assistente di Vittorio Bachelet all’Università La Sapienza, accanto a lui al momento dell’assassinio da parte delle BR, ha potuto dare testimonianza diretta del pensiero del suo Professore, che fu Vicepresidente del CSM dal 1976 fino al giorno del suo assassinio.
La Bindi ha ricordato che Bachelet era fortemente convinto che le correnti all’interno della magistratura fossero elemento di arricchimento e di trasparenza per il governo dell’Ordine giudiziario.
La stessa ha affermato che tale riforma non elimina le storture del sistema delle correnti, ma semplicemente assoggetta l’ordinamento giudiziario al controllo del potere politico, determinando un sistema giustizia che finirà per perseguire i deboli e difendere i potenti.
Rosy Bindi ha anche messo in guardia da quello che, oltre ad essere un dannoso e pericoloso cambiamento della Costituzione, è solo parte di un più vasto disegno di completo stravolgimento del nostro sistema democratico: il governo Meloni, espressione di una parte politica che non ha mai fatto i conti con il suo passato, ha già in cantiere altre proposte di legge e di riforma, come premierato, eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, sottrazione ai PM del controllo sulla Polizia giudiziaria.
La stessa Bindi, perciò, agli elettori indecisi, parafrasando la locuzione latina “in dubio pro reo”, suggerisce: “in dubbio, pro Costituzione”.
